31/07/2007 – 01/08/2007 Gotanda


Roma, 19:45. È arrivato l’agognato giorno della partenza. Puntualissimi e organizzatissimi, siamo in attesa di decollare (compagnia aerea Japan Airlines), con un solo pensiero fisso in testa: Giappone e… Dodici ore di volo…! O___O Ci facciamo coraggio, cercando di focalizzare il pensiero principale su quel che verrà una volta giunti a destinazione; check in delle valigie e ci dirigiamo quasi subito alla nostra zona d’imbarco, momento durante il quale assistiamo a una delle prime, indimenticabili “scene” dell’intera vacanza, momento che ci dà subito un’idea generale di quelli che saranno i momenti più salienti del viaggio… E andiamo bene!

«Excuse me… Where’s Air China?» domanda nel suo perfetto inglese una gentile straniera a un addetto dell’aeroporto di Fiumicino in divisa. La risposta del tipo: «Er Cina sta de sopra!»

Vabbé… Come sempre accade negli aeroporti italiani, l’aereo finisce per ritardare un po’ nella partenza. Viaggiamo su un inquietante bestione a due piani e noi siamo seduti proprio nella parte superiore. Ah, però! In caso di sfracellamenti vari, abbiamo lo 0,1% in più di sopravvivere rispetto a quelli al piano inferiore! File da tre; le sedie sono piccolissime e lo spazio per le gambe è nullo! Ci ritroviamo nei posti da tre vicino a “Giappone-Giappone, un ragazzo così soprannominato perché l’avevamo notato durante la fila all’imbarco e, per qualche strano motivo che nemmeno il nostro cervello comprende, l’avevamo identificato come parte di un gruppo di un forum su internet, che io sapevo essere in partenza nel nostro stesso periodo. Appurato che lui con Giappone-Giappone non c’entra assolutamente nulla, (va a trovare in Giappone sua sorella che si è sposata lì da poco), ci osserviamo attorno con un po’ di “rosik” e di amaro in bocca, visto che la nostra è una delle pochissime file a essere completamente occupata! -.- Ma Giappone-Giappone non poteva stare col tizio di dietro, che è da solo su tre poltrone…? E ora che l’abbiamo appena conosciuto, è un po’ brutto chiedergli, anche se gentilmente, di togliersi di mezzo per lasciarci una sedia in più su cui stenderci… Messa quindi l’anima in pace, (moriremo qui per 12 ore), l’aereo finalmente decolla.

tuzki017Sono dodici (mica una, dodici!!!) ore che sembrano non passare mai… Ore in cui dormono tutti (i giapponesi, vedremo, dormono sempre e dappertutto) e tu sei lì che non sai dove mettere le povere gambe… Vuoi alzarti e Giappone-Giappone ti dorme accanto, costringendoti a svegliarlo… La tensione e lo stress sono alle stelle, tanto che basta un nonnulla per farti scoppiare a ridere come un idiota! Dopo il mio racconto di un mio episodio divertente, (ho parecchie risorse in casi di noia), la famosa e leggendaria risata di Harry devono averla sentita pure quelli in coda al piano di sotto.

Scesi dal bolide volante e passato il controllo passaporto (io avevo il terrore perché il mio scadeva a un po’ meno dei tre mesi richiesti, anche se restando in Giappone per un solo mese, la regola dei tre mesi non entra in funzione), ci riversiamo sul treno della Keisei Line, che automaticamente si collega alla grande capitale giapponese. La nostra destinazione: Toko Hotel, alla fermata della Tokyo metro Gotanda, fermata che forse non scorderemo mai. Perché dobbiamo andare in hotel, vi starete chiedendo, visto che noi alloggeremo in un appartamento per tutto il mese di agosto…? Il fatto è che le chiavi ci devono essere consegnate direttamente da Megumi Kawashima in persona, la responsabile dell’agenzia, tramite la quale abbiamo trovato e prenotato l’appartamento, e noi, arrivando di sera, non facciamo in tempo a passare all’ufficio della cara signora, che chiude alle sei del pomeriggio. Siamo dunque costretti a passare una notte in albergo e scegliamo il più vicino all’ufficio di Megumi, il Toko Hotel.

Così… Anche se le ore di sonno equivalgono a zero, si sopravvive e il corpo continua a spingere… E spinge… Spinge la pesante e scomoda valigia per metri e metri sotto la metro di Tokyo… Mi chiedo subito perché il Giappone, così moderno e tecnologico, abbia così tante, faticose scale normali, invece delle fantastiche e comode scale mobili, invenzione che in questa vacanza abbiamo decisamente rivalutato! Uno non ci pensa mai, ma l’inventore delle scale mobili è uno dei più grandi amici dei turisti! Comunque… Troverò risposta a questa mia domanda col passare del tempo, quando comincerò a toccare con mano l’incredibile reticolo di metropolitana che si estende sotto e sopra Tokyo, dove ci sono talmente tanti passaggi, collegamenti e fermate poste a profondità differenti, che sarebbe stato impossibile mettere dappertutto solo scale mobili! O___O

Per arrivare al Toko Hotel, chiediamo la nostra prima informazione a un ragazzo beccato per caso nei lunghi tunnel della metropolitana. Primo giorno, prima informazione… È qui che scopriamo per la prima volta l’incredibile gentilezza tutta giappo. Il tipo inizialmente ci spiega la strada a parole, poi, dopo esserci separati, ci corre dietro e ci raggiunge per dirci di volerci accompagnare lui stesso fino a destinazione! O___O Ci porta dritto, dritto fino al Toko Hotel e mi aiuta pure a trascinare la valigia per una rampa di scale! (Io, ormai sfinita, stavo arrancando, rifiutandomi di proseguire oltre sotto quella terribile agonia).

Giunti finalmente al Toko hotel! Non abbiamo prenotato e siamo andati un po’ all’avventura, così il terrore di non trovare una stanza libera ci attanaglia. Dormiremo per strada? Le nostre solite paure infondate… Ci ritroviamo infatti con una bella stanzetta doppia con tanto di bagno rialzato. Spesi così i primi soldi extra a causa degli orari di Megumi, i primi che non saranno gli ultimi, scegliamo un tipico ristorantino in cui cenare. Comincio a guardarmi intorno, cercando di realizzare il luogo in cui mi trovo…   la stanchezza è però talmente tanta che non mi permette di godermi appieno il momento. Tornati in albergo, io, che in aereo non ho dormito per niente, crollo all’istante; Harry, che si è fatto tre orette di scomoda dormita, non prende sonno fino alle quattro di mattina… Questa per lui è la prima delle tante notti insonni causate dal fuso.

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