02/08/2007 Akihabara


Il sonno incombe… Vorremmo proseguire la nostra beata dormitina, ma Megumi ci attende. Doloranti e affranti, (Harry particolarmente), chiediamo di poter lasciare le valigie alla reception dell’albergo e corriamo alla ricerca della cara Meguz! La signora ha il suo ufficio in casa, ci offre un tè verde con ghiaccio, ci fa pagare la quota dell’affitto mensile. Ci legge e fa firmare dunque il contratto e ci spiega cosa accade in caso di danni o incidenti vari. Secondo giorno, altra frase che entrerà nella storia della vacanza Giappone 2007… Qualsiasi problema, gli unici responsabili dell’appartamento siamo noi, qualsiasi danno, quelli che poi devono pagare siamo noi… Era naturalmente ovvio, ma Megumi, con la sua faccetta da è così e non potete farci niente pappappero, ci fa imbestialire e ripete così tante volte e fino allo sfinimento la sua cantilena, che alla fine ci chiediamo se nell’appartamento ci potremo almeno respirare!

«If… I have to change you… If… I have to charge you… I have to change you!»

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Meguz ci consegna dunque le chiavi dell’appartamento, che dopo ore di sudore e fatica in metro assieme alla valigia, troviamo grazie all’aiuto di due ragazze. (Anche perché Megumi ci ha praticamente fatto scendere alla fermata metro più lontana da casa!) Proprio come il tizio del giorno precedente, le due si offrono di accompagnarci personalmente fino a destinazione. Ma cosa importa la fatica? Finalmente ce l’abbiamo fatta! Siamo a Tokyo, nel lontano bel paese del Sol Levante e noi abbiamo un appartamento che sembra bellissimo!!! Sembra perché… Ci troviamo una spiacevole sorpresa… Un sospetto che mi aveva colpito proprio prima di partire e che avevo voluto scacciare via dalla mia testa, anche se sapevo in cuor mio che devo sempre ascoltare il mio sesto senso, il mio intuito, che funziona pure meglio dei cinque sensi di base! Nell’appartamento… C’è un solo letto… Singolo!!! Dove dormiamo? Per aria??? Usciamo incazzati e pensiamo all’unica soluzione possibile: compriamo una carta telefonica (che almeno poi si rivelerà utile) e chiamiamo la cara, simpatica Megumi! La comoda signora ci risponde semplicemente che l’appartamento è per una persona. Noi sorridiamo sarcastici, premeditando un crudo omicidio per il giorno successivo, e del tutto allibiti ribattiamo immediatamente che siamo in due, che l’avevamo ben scritto nei dati dell’e-mail fin dall’inizio, dati che lei ci aveva chiesto di riempire, e che solo un’ora prima ci eravamo presentati in due a casa sua! 

«In tal caso…» risponde Megumi, come se avesse appreso per la prima volta la notizia solo in quel momento al telefono… «In tal caso, dovrete comprare un fouton

Sconvolti dall’audacia e dal coraggio di Megumi, (un altro, al nostro posto, sarebbe subito tornato a Gotanda per massacrarla), la mandiamo a quel paese, («Fuck Megumi!» Una delle tante imprecazioni che lanceremo quando qualcosa va storto), e corriamo alla ricerca di un negozio da lei consigliato per comprare un fouton (letto tradizionale giapponese): il Don Quijote. (Ci da pure i consigli la signora, ma d’altronde noi di chi potremmo fidarci sperduti a Tokyo, in Giappone, senza un letto?) Domandiamo alla commessa di un supermercato, il Daily, come arrivare a questo Donki, come come lo preferiamo chiamare noi, (già è tanto aver capito Megumi al telefono), e la tipa ci disegna una piantina, che seguiamo con non poche difficoltà…

Avere una piantina in mano non significa però trovare facilmente ciò che si cerca… Dopo poco tempo, ci ritroviamo infatti costretti a chiedere ulteriori indicazioni. Becchiamo fortunatamente un altro signore particolarmente gentile, che interrompe senza problemi ciò che stava facendo per aiutarci! Ci porta lui stesso fino al Donki, smanettando con qualcuno al cellulare che gli dice dove andare… (Cosa sarà mai? Una specie di numero aiuto? Un po’ come da noi i numeri che danno indicazioni, solo non a pagamento, dato tutto il tempo che questo sta al telefono? Mah…!). Durante il cammino, il tipo ci racconta l’intera storia della sua vita e dei suoi viaggi in Italia e ci aiuta pure a comprare il fouton migliore e più economico, facendo da tramite con la commessa del Donki.

Harry: «Forse ci paga anche il fouton!»

 Nel frattempo io sento ovviamente la mia testa viaggiare e perdersi fra gli oggettini venduti al Donki… Non vedo l’ora di mettere a posto ‘sta benedetta storia del fouton e dedicarmi alla scoperta della bella Tokyo! La vista del negozio mi fa realizzare dove sono! Entrare e sentire a palla l’ending dell’Anime di Haruhi Suzumiya no YuuzuHare hare yukai, risveglia in me tutto l’interesse MangAnimoso e devo trattenermi dal mettermi a fare il balletto della videosigla completa di fronte a tutti! XDDD

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Immagine di cielo rilassante

Preso il letto, (8000 Yen volati via per la Megumi Baka),  cominciate ad immaginarvi due occidentali stravolti e sudati camminare uno di fronte all’altro con un materasso in mano… Siamo stati un piccolo spettacolo per chi si trovava nei pressi, nel luogo giusto al momento giusto! XD Una volta a casa, stremati e stanchi, possiamo finalmente metterci l’anima in pace: abbiamo concluso tutte le scartoffie e l’appartamento è fantastico! (Non a caso siamo stati noi a sceglierlo!) Ben illuminato, con aria condizionata, bagno, lavatrice, asciugatore per i panni, balcone, forno a microonde, cucina separata dalla camera, frigorifero, ma, soprattutto, quattro metro sotto casa!!! Siamo nel fantastico quartiere di Akihabara, più precisamente tra Kanda ed Akihabara. La nostra zona è calma e silenziosa, ma a qualche metro abbiamo i collegamenti migliori e tutto quello che ci serve. Hibiya Shinjuku Line a cinque minuti a piedi, JR a dieci e Ginza Line a quindici.

Dopo qualche momento di riposo e relax, usciamo per comprare un po’ di cose utili, tra cui dei geta in plastica, dato che a camminare scalzi, (l’appartamento è in stile tradizionale), ci siam fatti i piedi neri. Torniamo dunque al Donki, dopodiché ci riversiamo nel gigantesco palazzo di elettronica della Yodobashi Akiba, che ci ha colpito come un fulmine a ciel sereno appena giunti ad Akihabara. 10 piani di elettronica da mozzare il fiato, ognuno dedicato a qualcosa… Cellulari, videogames, televisori… Compriamo una fotocamera digitale Canon a 150 € compresa la memory card da 2 giga, con cui farò 1000 foto. (Qui in Italia la fotocamera costa 300 senza memory… E la soddisfazione di averla pagata la metà per me è tanta). Scegliamo un ristorantino in cui cenare e io comincio a scoprire di amare ancora più di quel che credevo il cibo giapponese; torniamo a casina, dove speriamo di crollare dal sonno, ma le nostre speranze sul fuso sembrano vane… E lo sono soprattutto per Harry…

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